Endodonzia e parodontite

Il successo di un trattamento endodontico può essere valutato sulla base di diversi parametri come la scomparsa della sintomatologia ma soprattutto il riassorbimento della lesione ossea. A volte, nonostante la tecnica operativa sia stata eseguita correttamente, e siano stati seguiti rigorosamente i protocolli di sagomatura, detersione ed otturazione tridimensionale, la guarigione non avviene e persistono radiotrasparenze e eventuali sondaggi. Questo dimostra quanto l’eccellenza nella tecnica operativa non è in grado di risolvere un caso clinico se non è preceduta da una corretta diagnosi.

Una corretta diagnosi è il requisito fondamentale per la riuscita di un trattamento ednodontico.

Ogni volta un paziente presenta una radiotrasparenza periapicale, bisogna accertarsi che quella sia una lesione di origine endodontica, infatti segni radiologici quali distruzione ossea associati a suppurazione, gonfiore gengivale, sanguinamento, aumento della mobilità, dolore alla percussione possono essere indicativi si di un’infezione endodontica, ma potrebbero pure rivelare l’espressione di una malattia parodontale oppure potrebbe essere un caso di una combinazione delle due patologie e in questo caso si parlerebbe di lesione endo-parodontale.

La coesistenza di entrambe le infezioni è possibile in quanto i tessuti pulpari e parodontali sono strettamente collegati in senso anatomico e funzionale, esiste infatti un complesso e ricco sistema di connessioni tra struttura endodontica e struttura parodontale che consente il passaggio nelle due direzioni e rende possibile quindi il trasferimento di microorganismi e prodotti tossici. Le vie di comunicazione sono rappresentate dal forame apicale, dai canali laterali e dai tubuli dentinali.

Il forame apicale rappresenta il foro d’entrata presente all’apice della radice e consente l’ingresso di vasi e nervi all’interno del tessuto pulpare. Ogni qualvolta sia presente una tasca parodontale profonda i batteri hanno la possibilità di contaminare anche l’endodonto e viceversa può capitare che da una lesione endodontica si possa sviluppare una lesione parodontale sitospecifica.

Allo stesso modo può capitare per i canali laterali, sono degli accessi secondari presenti in frequenza considerevoli (dal 23 e il 76%) soprattutto negli ultimi 5 mm di radice e rappresentano uno sfioccamento del canale principale e come tali possono costituire un ingresso, o un’uscita a seconda dei casi, per i batteri.

I tessuti pulpari e parodontali sono strettamente collegati in senso anatomico e funzionale

Oltre a queste grandi comunicazioni anatomiche, bisogna anche considerare la reale struttura del dente: ogni volta che una lesione parodontale espone i tubuli dentinali all’ambiente orale, si viene a creare una connessione diretta fra polpa e ligamento parodontale quindi rappresentano una zona di persistenza per i microorganismi e al contempo una via di passaggio nelle due direzioni per batteri, tossine, sostanze irritanti e mediatori dell’infiammazione.

Le vie di comunicazione sono numerosissime e per questo, per avere ottimi risultati clinici è necessario pensare al dente e ai suoi tessuti di supporto come ad un unico sistema in continuità e come tale trattarlo.

Infatti, in entrambe le malattie, endodontica e parodontale, la causa è infettiva e ciò che cambia essenzialmente è solo la localizzazione dei batteri: sulla superficie interna radicolare per la prima, sulla superficie esterna radicolare per la seconda. Per molti anni si è pensato che le popolazioni batteriche responsabili delle patologie endodontiche e patologie parodontali fossero differenti per specie e varietà, ma questo derivava solo dai limiti delle tradizionali procedure di coltura. Oggi infatti, le metodologie molecolari dimostrano la somiglianza delle specie batteriche.

Per questi motivi, quando si decide di provare a salvare un dente molto compromesso parodontalmente, spesso è indicato effettuare una corretta terapia endodontica per interrompere al massimo questo interscambio batterico e chiudere ogni porta.

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Testi a cura del dott. Fabio Piccotti