Endodonzia e microscopio

Negli ultimi anni in campo endodontico sono stati fatti passi da gigante e ci sono state continue innovazioni che hanno portato a vere e proprie rivoluzioni. Tra queste, insieme all’introduzione degli strumenti rotanti in Nichel-Titanio, e all’uso degli ultrasuoni, l’avvento del microscopiooperatorio rappresenta sicuramente la più importante.

La bocca è un luogo buio, piccolo e di difficile accesso e l’uso del microscopio può fare la differenza

Il microscopio operatorio è stato introdotto in odontoiatria nel 1981 ma era ancora uno strumento troppo ingombrante e scomodo con cui lavorare, poi nel 1991 il dottor Carr descrisse una versione ottimizzata per l’endodonzia che è il progenitore di tutti i microscopi odierni.

La bocca è un luogo buio, piccolo e di difficile accesso e l’uso del microscopio può fare assolutamente la differenza. Fino a poco tempo fa, un trattamento endodontico veniva eseguito praticamente alla cieca, affidandosi solo alla sensibilità tattile, all’esperienza e alle radiografie endorali intraoperatorie che molto spesso traevano il clinico in inganno. Oggi, grazie a questo strumento, possiamo guardare e vedere l’intero dei canali lungo tutta la loro porzione diritta e spesso si riesce a scorgere perfino l’apice, in questo modo diventa molto più semplice pure la rimozione di perni, monconi fusi e strumenti fratturati, tutti obiettivi che prima dell’avvento del microscopio, venivano considerati una vera impresa e che potevano determinare la prognosi negativa di denti magari fondamentali anche per grandi restauri protesici.

Il poter vedere tutto ciò che una volta il clinico poteva solo immaginare diventa fondamentale in ogni aspetto del trattamento rendendo più semplice ogni fase dalla diagnosi alla conclusione del caso. Immaginate la difficoltà che un odontoiatra poteva avere quando un suo paziente riportava sensibilità sfumata imputabile a tantissime cause tra cui una frattura dello smalto dentinale, se non di tutto dente. Oggi il clinico può semplicemente ispezionare il dente a grandi ingrandimenti (si arriva facilmente a 25x) e può escludere o confermare una simile diagnosi in pochi minuti.

Allo stesso modo, nel reperimento dei canali radicolari avere la possibilità di vedere il fondo della camera pulpare e non solo di tastarla con la punta di una sonda, può fare la differenza tra detergere, sagomare e chiudere completamente tutto il sistema radicolare del dente coinvolto o il fallimento di tutta la terapia endodontica.

Concludendo, in ogni fase della pratica di un buon odontoiatra, che pure non si occupi di sola endodonzia, la possibilità di vedere realmente quello che sta facendo o che dovrà fare rende tutta la terapia più sicura, più affidabile e più efficacie.

Addirittura i pazienti riferiscono un maggior confort alla poltrona: lavorando con il microscopio operatorio, il clinico ha un maggior controllo e riesce a ridurre al minimo ogni disagio lasciando il paziente comodamente seduto e lavorando nella massima ergonomia.

Testi a cura del dott. Fabio Piccotti